Quando una famiglia riceve il PEI, è naturale chiedersi chi lo abbia scritto e chi possa modificarlo. La risposta alla domanda su chi redige il PEI è collegiale: il documento nasce nel Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione, con il contributo della scuola, della famiglia, dello studente e delle figure professionali coinvolte. Qui chiarisco ruoli, responsabilità, scadenze e cosa fare quando il piano non rispecchia davvero i bisogni dell’alunno.
Il PEI nasce dal lavoro condiviso di scuola, famiglia e specialisti
- Il GLO elabora, approva e verifica il Piano educativo individualizzato.
- L’insegnante di sostegno collabora alla stesura, ma non è l’unico autore del documento.
- La famiglia e lo studente partecipano alla definizione degli obiettivi e degli interventi.
- Il PEI definitivo viene approvato di norma entro il 31 ottobre.
- La verifica finale si svolge generalmente entro il 30 giugno.
Il PEI viene elaborato dal GLO, non da una sola persona
Il soggetto responsabile della redazione è il GLO, Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione, costituito per ciascun alunno con disabilità ai fini dell’inclusione scolastica. È il gruppo che discute gli obiettivi, sceglie gli interventi didattici ed educativi, indica le risorse necessarie e approva il documento.
Il docente di sostegno può coordinare molti passaggi pratici e predisporre una prima bozza, soprattutto perché conosce da vicino il funzionamento dell’alunno. Tuttavia, non può redigere e decidere il PEI in autonomia. La responsabilità è condivisa con il team dei docenti o con il consiglio di classe.
Il dirigente scolastico convoca e presiede il GLO, oppure affida la presidenza a un docente delegato secondo le regole adottate dall’istituto. La firma dei partecipanti documenta il lavoro collegiale, ma non trasforma il piano in un semplice atto burocratico della segreteria.
Chi partecipa al Gruppo di lavoro operativo
La composizione del GLO può variare in base all’età dell’alunno, al grado di scuola e alle esigenze del caso. Il nucleo essenziale resta però riconoscibile, come previsto dal decreto legislativo 66 del 2017 e dalle successive disposizioni sul modello nazionale di PEI.
| Componente | Contributo principale |
|---|---|
| Team dei docenti o consiglio di classe | Descrive il percorso scolastico, definisce obiettivi, strategie, verifiche e criteri di valutazione. |
| Docente di sostegno | Favorisce il raccordo tra i docenti e contribuisce alla progettazione inclusiva. |
| Genitori o tutori | Portano informazioni sulla storia, sulle autonomie, sulle preferenze e sulle difficoltà osservate fuori dalla scuola. |
| Studente | Partecipa, quando possibile e secondo età e capacità, alle decisioni che riguardano il proprio percorso. |
| Figure professionali | Offrono osservazioni educative, sanitarie, riabilitative o assistenziali utili alla progettazione. |
| Unità di valutazione multidisciplinare | Supporta il gruppo nella lettura del funzionamento e dei bisogni dell’alunno. |
| Ente locale | Può essere coinvolto per gli interventi di assistenza all’autonomia, alla comunicazione e per le risorse di competenza dell’ente. |
La presenza dei genitori non è una formalità. Le loro osservazioni aiutano a evitare un PEI costruito solo su ciò che accade in classe, mentre la partecipazione dello studente rende il piano più rispettoso del diritto all’autodeterminazione. Nella pratica, proprio questi contributi permettono di trasformare un elenco di difficoltà in obiettivi realmente raggiungibili.
Gli specialisti esterni possono partecipare quando interagiscono con l’alunno e quando il loro contributo è ammesso secondo le procedure della scuola. Non sostituiscono i docenti nelle scelte didattiche, così come gli insegnanti non sostituiscono i professionisti sanitari nelle valutazioni cliniche.
Come si prepara e si aggiorna il Piano educativo individualizzato
La fase di osservazione
Prima della riunione formale, i docenti raccolgono informazioni sul modo in cui l’alunno comunica, apprende, si relaziona e affronta le attività quotidiane. Il riferimento non dovrebbe essere soltanto la diagnosi, ma il funzionamento concreto nel contesto scolastico, compresi gli ostacoli e i facilitatori presenti nell’ambiente.
Una tecnologia compensativa, una consegna semplificata, una routine visiva o un compagno di riferimento possono cambiare molto la partecipazione. Per questo io considero più utile descrivere ciò che aiuta l’alunno a lavorare che limitarsi a elencare le sue fragilità.
La definizione degli obiettivi
Il GLO individua obiettivi educativi e didattici nelle diverse dimensioni del PEI, tra cui relazione, comunicazione, autonomia, orientamento e apprendimento. Ogni obiettivo dovrebbe indicare che cosa si vuole ottenere, in quale situazione e con quali criteri si valuteranno i progressi.
Un obiettivo come “migliorare l’autonomia” è troppo generico. “Preparare il materiale per una lezione seguendo una sequenza visiva, con un solo richiamo dell’adulto” è più verificabile e permette alla scuola di capire se la strategia sta funzionando.
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Le principali scadenze
Per il modello nazionale, il PEI definitivo viene approvato e sottoscritto di norma entro il 31 ottobre. In caso di nuova certificazione, il GLO può predisporre un PEI provvisorio entro il 30 giugno, così da preparare con maggiore anticipo gli interventi per l’anno scolastico successivo.
Durante l’anno il piano può essere verificato e aggiornato quando cambiano i bisogni dell’alunno o emergono nuove informazioni. La verifica finale si svolge generalmente entro il 30 giugno e serve anche a formulare le proposte per il successivo anno scolastico, comprese quelle relative al sostegno e alle altre misure di inclusione.
Il docente di sostegno non è il solo responsabile del PEI
Questo è l’equivoco che incontro più spesso. Poiché il docente di sostegno cura frequentemente la parte organizzativa e mantiene i contatti tra le persone coinvolte, può sembrare che il PEI sia un suo documento personale. In realtà, l’inclusione riguarda l’intero consiglio di classe, non una sola figura professionale.
I docenti curricolari devono indicare come l’alunno parteciperà alle attività della disciplina, quali adattamenti saranno necessari e come verranno svolte le verifiche. Il sostegno non dovrebbe diventare una lezione separata che solleva il resto della classe dalla responsabilità educativa.
Anche la famiglia ha un ruolo importante, ma non decide da sola il contenuto del piano. Collabora, propone, segnala ciò che funziona e può chiedere che osservazioni e dissensi vengano riportati nel verbale. Il GLO deve arrivare a una progettazione condivisa, mantenendo distinti i compiti educativi, didattici, sanitari e assistenziali.
PEI e PDP non sono lo stesso documento
Il PEI riguarda gli studenti con accertata condizione di disabilità ai fini dell’inclusione scolastica. Il PDP, cioè il Piano didattico personalizzato, viene invece utilizzato in particolare per gli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento o per altre situazioni di bisogno educativo, quando previsto dalla scuola e dalla normativa.
| Aspetto | PEI | PDP |
|---|---|---|
| Destinatari | Alunni con certificazione di disabilità per l’inclusione scolastica | Alunni con DSA e, in determinati casi, altri bisogni educativi |
| Gruppo che lo elabora | GLO | Consiglio di classe o team dei docenti |
| Contenuti | Obiettivi, interventi inclusivi, sostegno, assistenza, valutazione e partecipazione | Strategie didattiche, strumenti compensativi e misure dispensative |
| Insegnante di sostegno | Può essere assegnato secondo il progetto definito nel PEI | Non deriva automaticamente dal PDP |
Una diagnosi di DSA, da sola, non comporta quindi la redazione di un PEI. La distinzione è concreta, perché confondere i due strumenti può creare aspettative sbagliate sulle ore di sostegno, sulle misure previste e sulle responsabilità della scuola.
Cosa fare quando il piano non rispecchia l’alunno
Se il documento appare generico, incompleto o non coerente con la situazione reale, la prima strada è chiedere un confronto con il coordinatore di classe e con il docente di sostegno. È utile arrivare all’incontro con esempi precisi, come attività che l’alunno non riesce ad affrontare, supporti già sperimentati e progressi osservabili.
- Chiedere che il GLO venga convocato o che il tema venga inserito nella riunione.
- Proporre obiettivi descritti in modo concreto e verificabile.
- Domandare quali strumenti, tempi e criteri di valutazione verranno utilizzati.
- Verificare che siano considerate anche autonomia, comunicazione e partecipazione, non solo i risultati nelle discipline.
- Chiedere che eventuali osservazioni della famiglia siano riportate nel verbale.
La firma non significa che ogni partecipante condivida necessariamente ogni dettaglio. Se resta un disaccordo, conviene renderlo esplicito e documentato, mantenendo il confronto sul funzionamento e sui bisogni dello studente. Un PEI efficace non è quello più lungo, ma quello che orienta davvero le decisioni quotidiane in classe.
Dal verbale alle attività quotidiane serve continuità
La redazione collegiale è solo il punto di partenza. Il valore del PEI si vede quando gli obiettivi entrano nella programmazione dei docenti, nelle attività digitali, nelle verifiche e nell’organizzazione degli spazi, senza relegare il piano a un documento consultato una volta all’anno.
Per controllare se il percorso procede, suggerisco di verificare periodicamente tre elementi: partecipazione dell’alunno, efficacia degli strumenti e distanza tra obiettivi previsti e risultati osservati. Se uno di questi aspetti cambia, il GLO deve poter rivedere strategie e priorità.
In definitiva, il PEI è responsabilità di una comunità educante. La scuola lo costruisce, la famiglia lo arricchisce, lo studente contribuisce secondo le proprie possibilità e gli specialisti offrono il loro punto di vista: solo questo intreccio rende il piano concreto, verificabile e realmente utile.
