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Classi di concorso, cosa cambia davvero per docenti e ATA

Elisabetta Palumbo 31 luglio 2026
File di sedie e banchi vuoti in un'aula, pronti per le nuove classi di concorso.

Indice

Una laurea coerente non basta più, da sola, per capire dove si può insegnare: tra accorpamenti, nuovi codici e requisiti in CFU il quadro può diventare poco intuitivo. Nel 2026 le nuove classi di concorso incidono soprattutto su accesso all’abilitazione, concorsi, GPS e supplenze, mentre il personale ATA segue regole completamente diverse. Qui chiarisco cosa è cambiato, quali controlli fare sul proprio piano di studi e quali errori evitare.

Le regole essenziali per orientarsi tra docenti e ATA

  • Accorpamenti: alcune classi della scuola secondaria di primo e secondo grado sono state riunite in un’unica area.
  • Ruoli separati: l’accorpamento non elimina la distinzione tra graduatorie e ruoli dei due gradi scolastici.
  • CFU e titoli: laurea, esami e crediti devono corrispondere esattamente alla tabella ministeriale.
  • Transizione: chi possedeva già un titolo valido alla data di entrata in vigore può far riferimento ai requisiti precedenti.
  • ATA: non utilizza classi di concorso, ma profili professionali, titoli specifici e graduatorie dedicate.

Che cosa è cambiato davvero nelle classi di insegnamento

Il cambiamento principale deriva dal Decreto ministeriale n. 255 del 22 dicembre 2023, pubblicato nel febbraio 2024. Il provvedimento ha razionalizzato diverse classi di concorso della scuola secondaria, riunendo insegnamenti affini e aggiornando, in alcuni casi, i titoli di accesso.

Non si tratta però di un lasciapassare automatico per insegnare qualsiasi materia. L’accorpamento amplia il perimetro della classe, ma restano necessari il titolo di studio corretto, gli eventuali CFU richiesti nei settori scientifico-disciplinari e l’abilitazione prevista dal percorso di reclutamento.

Nuova classe Classi precedenti Ambito principale
A-01 Ex A-01 e A-17 Disegno e storia dell’arte nella secondaria di primo e secondo grado
A-12 Ex A-12 e A-22 Discipline letterarie nella secondaria di primo e secondo grado
A-22 Ex A-24 e A-25 Lingue e culture straniere nei due gradi della secondaria
A-30 Ex A-29 e A-30 Musica nella scuola secondaria di primo e secondo grado
A-48 Ex A-48 e A-49 Scienze motorie e sportive nei due gradi della secondaria
A-70 Ex A-70 e A-72 Italiano nelle scuole slovene o bilingui del Friuli-Venezia Giulia
A-71 Ex A-71 e A-73 Discipline letterarie nelle scuole slovene o bilingui del Friuli-Venezia Giulia

La tabella va letta con attenzione perché ogni classe accorpata conserva codici distinti per il primo e il secondo grado. Per esempio, il nuovo ambito A-12 può essere gestito con il codice AM12 per la scuola media e AS12 per la scuola superiore. La materia è ricondotta alla stessa area, ma le graduatorie, i posti e i ruoli restano separati.

Il decreto ha inoltre rivisto i requisiti di alcune classi non accorpate, tra cui A-20, A-26, A-27, A-28 e A-53. Per questo non è sufficiente controllare soltanto l’elenco degli accorpamenti: bisogna leggere sempre la tabella aggiornata della propria classe.

Laurea, CFU e abilitazione non sono la stessa cosa

Il primo controllo da fare riguarda la differenza tra titolo di accesso e abilitazione. Il titolo di accesso dice se la propria laurea, insieme agli eventuali esami integrativi, consente di concorrere per una classe. L’abilitazione certifica invece il completamento del percorso professionale richiesto per insegnare secondo le regole vigenti.

Una laurea magistrale può quindi essere coerente con una classe ma non essere sufficiente per ottenere un incarico a tempo indeterminato. Allo stesso modo, frequentare un percorso abilitante da 30, 36 o 60 CFU/CFA non corregge automaticamente una laurea priva dei crediti disciplinari necessari.

Leggi anche: 30 CFU per insegnare - requisiti, costi e prova finale

Come si controllano i crediti

La verifica deve essere fatta esame per esame, indicando il relativo settore scientifico-disciplinare, cioè il codice che identifica l’area accademica dell’insegnamento. Il nome dell’esame può sembrare corretto, ma se il settore o il numero di crediti non coincidono con la tabella, il requisito potrebbe non essere riconosciuto.

Per chi possiede una laurea del vecchio ordinamento, il decreto prevede in linea generale 12 CFU per ogni annualità da integrare e 6 CFU per ogni esame semestrale. I crediti ottenuti con la tesi non si possono conteggiare. È un dettaglio che molti candidati scoprono troppo tardi, quando devono presentare la domanda.

Esiste anche una tutela transitoria importante. Chi, alla data di entrata in vigore della revisione, possedeva un titolo valido secondo il precedente ordinamento può utilizzare quei requisiti per concorsi, percorsi abilitanti, sostegno e graduatorie delle supplenze. La tutela riguarda la situazione già maturata, non ogni futura modifica del proprio piano di studi.

Il mio consiglio è di non affidarsi a un calcolatore online come prova definitiva. Può aiutare a orientarsi, ma la decisione va presa confrontando la propria certificazione degli esami con la Tabella A ministeriale e, quando serve, chiedendo all’università una dichiarazione formale sui settori e sui crediti.

Concorsi, GPS e supplenze con i codici aggiornati

Nei concorsi più recenti le classi accorpate vengono indicate attraverso nuovi codici informatici, spesso diversi dai vecchi codici utilizzati nelle graduatorie. Il bando può chiedere di selezionare separatamente il codice relativo alla scuola secondaria di primo grado e quello relativo alla secondaria di secondo grado.

Questo spiega perché un docente può risultare abilitato nell’area accorpata, ma non vedere una graduatoria unica. La normativa mantiene infatti graduatorie distinte per grado di istruzione, sia nelle procedure concorsuali sia nell’attribuzione delle supplenze.

Per chi partecipa a un concorso, il percorso pratico è il seguente:

  1. individuare la classe accorpata e il relativo codice per il grado scelto;
  2. controllare nel bando i requisiti di ammissione applicati a quella procedura;
  3. verificare se la domanda richiede il codice nuovo, quello precedente o entrambi;
  4. controllare regione, tipologia di posto e graduatoria di riferimento;
  5. conservare certificati, autocertificazioni e ricevute della domanda.

Un’abilitazione ottenuta in una delle classi confluite nell’accorpamento viene generalmente riconosciuta anche per l’intera area prevista dalla nuova classe. Questo non significa però che il candidato possa scegliere liberamente qualunque sede o grado: posti disponibili, graduatorie e procedure continuano a essere organizzati separatamente.

La stessa prudenza serve per le GPS. Le modalità di inserimento possono cambiare in base all’ordinanza e alla fase di aggiornamento. Il fatto di essere già presenti con un vecchio codice non autorizza a ignorare le istruzioni della nuova domanda, soprattutto quando il sistema informatico distingue AM e AS o codici equivalenti.

Che cosa cambia per il personale ATA

Qui nasce spesso l’equivoco più comune. Le classi di concorso riguardano il personale docente della scuola secondaria, non il personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Chi vuole lavorare come ATA non deve quindi cercare una classe di insegnamento, ma il profilo professionale compatibile con il proprio titolo.
Profilo ATA Attività prevalente Controllo da fare
Collaboratore scolastico Vigilanza, assistenza e supporto ai servizi della scuola Titolo di accesso previsto dal bando
Assistente amministrativo Gestione documentale, segreteria e pratiche scolastiche Titolo di studio e certificazione digitale
Assistente tecnico Supporto ai laboratori e alle attrezzature Diploma coerente con l’area tecnica
Operatore scolastico Servizi ausiliari e collaborazione con la comunità scolastica Requisiti indicati nel nuovo ordinamento ATA
Cuoco, infermiere, guardarobiere e addetto alle aziende agrarie Servizi specializzati Qualifica o titolo professionale specifico

Per il triennio 2024-2027, la certificazione internazionale di alfabetizzazione digitale è richiesta per molti profili ATA, con l’eccezione del collaboratore scolastico. Non basta un attestato informatico generico: la certificazione deve rispettare i requisiti di accreditamento e validità indicati dalla disciplina di riferimento.

Il personale ATA segue graduatorie diverse da quelle dei docenti, come la terza fascia d’istituto e le graduatorie provinciali permanenti per i profili interessati. Nel 2026 conviene controllare il proprio profilo, la fascia e la scadenza della graduatoria invece di cercare informazioni sugli accorpamenti delle classi di concorso, che in questo caso non si applicano.

Il metodo più sicuro per verificare il proprio accesso

Per evitare errori, io partirei sempre dal documento più concreto, cioè la certificazione degli esami sostenuti. Da lì si può costruire una verifica ordinata, senza lasciarsi confondere dalle denominazioni commerciali dei corsi o dalle tabelle non aggiornate.

  1. Identifica il titolo: laurea vecchio ordinamento, specialistica, magistrale, diploma accademico o diploma valido per un profilo tecnico-pratico.
  2. Individua le classi possibili: consulta la tabella ministeriale collegata al titolo, non soltanto la materia che desideri insegnare.
  3. Conta i CFU: verifica settore, denominazione e quantità dei crediti richiesti.
  4. Controlla le note: alcune classi prevedono esami obbligatori, lingue specifiche, crediti minimi o condizioni legate all’anno di conseguimento del titolo.
  5. Confronta il bando: il bando della procedura ha sempre l’ultima parola su codici, requisiti e modalità di presentazione.

Gli errori più frequenti sono tre. Il primo consiste nel confondere una materia studiata con un requisito valido; il secondo nel considerare equivalenti tutti i master da 60 CFU; il terzo nel pensare che un accorpamento garantisca automaticamente l’accesso a entrambi i gradi.

Chi possiede un titolo estero deve aggiungere un passaggio, cioè la verifica del riconoscimento o della valutazione del titolo secondo la procedura prevista. Per gli insegnamenti tecnico-pratici, invece, occorre controllare anche le regole specifiche sugli ITP e le eventuali corrispondenze con i diplomi ITS Academy.

La scelta professionale parte dal documento giusto

Per i docenti, la priorità è verificare il rapporto tra titolo di studio, CFU, classe accorpata e codice del grado scolastico. Per gli ATA, il percorso è diverso e passa da profilo, graduatoria e certificazioni richieste dal contratto e dal bando.

La regola più utile resta semplice: prima di pagare un corso, integrare il piano di studi o presentare una domanda, bisogna controllare la tabella ufficiale e la procedura concreta a cui si intende partecipare. È questo confronto, più di qualsiasi elenco generico, a trasformare una possibilità teorica in un accesso realmente spendibile nella scuola.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Tra gli accorpamenti figurano A-01, A-12, A-22, A-30, A-48, A-70 e A-71. Per ogni area restano codici distinti per scuola secondaria di primo e secondo grado, come AM12 e AS12 per A-12.

No. Anche se le materie confluiscono nella stessa area, graduatorie, posti e ruoli restano separati per primo e secondo grado. Nei concorsi e nelle supplenze occorre quindi selezionare il codice del grado richiesto.

Bisogna confrontare la certificazione degli esami con la Tabella A ministeriale, controllando settore scientifico-disciplinare, denominazione e numero di CFU. Per le lauree del vecchio ordinamento sono previsti in linea generale 12 CFU per ogni annualità e 6 CFU per ogni esame semestrale; i crediti della tesi non si possono conteggiare.

Il titolo di accesso stabilisce se laurea ed eventuali esami integrativi consentono di concorrere per una classe. L’abilitazione certifica invece il completamento del percorso professionale richiesto e non sostituisce i CFU disciplinari mancanti, anche se il percorso è da 30, 36 o 60 CFU/CFA.

No. Il personale ATA segue profili professionali e graduatorie dedicate, non classi di concorso. Per molti profili è richiesta la certificazione internazionale di alfabetizzazione digitale, escluso il collaboratore scolastico, oltre al titolo previsto dal bando.

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Autor Elisabetta Palumbo
Elisabetta Palumbo
Mi chiamo Elisabetta Palumbo e da sei anni mi dedico con passione alla cultura, all'arte e alla didattica digitale, temi che trovo fondamentali per comprendere il mondo contemporaneo e per stimolare la crescita personale e collettiva. Ho iniziato questo percorso perché credo fermamente nel potere della conoscenza condivisa e nella capacità degli strumenti digitali di rendere l'apprendimento accessibile e coinvolgente per tutti. Sul sito snaipo.it, il mio obiettivo è esplorare queste aree, cercando di semplificare concetti complessi, di confrontare diverse prospettive e di offrire contenuti sempre aggiornati e attendibili. Mi impegno a verificare le fonti e a organizzare le informazioni in modo chiaro, perché ritengo che un sapere ben strutturato sia la base per una comprensione profonda e duratura.

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